Capitolo 12

La coscienza di Ashley stava varcando il confine fra la veglia e il sonno. La musica, per quanto assordante, sfumava lentamente in un brusio che si allontanava del centro della coscienza e si disperdeva in quel limbo della mente in cui i sensi non arrivano quando si dorme. Le immagini di violenza e stupore, i ricordi dei luoghi, dei dialoghi, dei sorrisi di Quentin, Beatrix e Ricardo le scorrevano davanti sempre più indistinguibili e senza alcun carico emotivo, come polaroid sfocate scattate da sconosciuti anni prima.

Ashley venne risucchiata nuovamente nella realtà in un istante. La consapevolezza di chi fosse e dove si trovasse riprese dimora nel suo corpo non appena si trovò con una mano sulla bocca e un’altra mano stretta intorno al braccio. Non fece in tempo a opporsi, fu trascinata giù dal letto. Si ritrovò per terra sul lato più vicino alla finestra, opposto a quello con la porta d’ingresso alla camera. Una macchina in strada rischiarò per un attimo la stanza. A pochi centimetri dal suo naso c’era il viso di Quentin.

Era come un deja-vu. Doyle che le teneva chiusa la bocca e la teneva stretta per un braccio era una scena che aveva già vissuto. Evitò di cadere di nuovo nella trappola “è un sogno, no è la realtà”. Era plausibile che sognasse un riadattamento di qualcosa di traumatico già vissuto, ma sapeva di essere sveglia.

Non ci fu bisogno che Quentin le dicesse di dover stare zitta e ferma. La guardava con il fiato corto ma controllato, era teso. Liberò la sua bocca e le sfilò le cuffie. Il brano Sunny side up dei Faith no more si allontanò. Le orecchie ronzanti di Ashley dovettero adattarsi di nuovo al silenzio della stanza.

Sentì un passo calmo e misurato sull’uscio della camera. Sbirciò da sotto il letto. Riconobbe immediatamente gli stivaletti neri dell’uomo vestito da dottore che quella mattina le aveva conficcato un bisturi nella spalla. L’uomo fece altri due passi versi di loro.

Sentì la porta del suo appartamento spalancarsi con un rumore secco.

«Fermo! Giuro che sparo!» urlò una voce

Stesa a terra, sempre sbirciando sotto il letto, Ashley vide i piedi del Dottore girarsi in maniera fulminea di centottanta gradi verso l’ingresso. Per una frazione di secondo la stanza si illuminò di un lampo blu accecante e silenzioso. Si sentì un urlo.

Quentin, al fianco di Ashley, estrasse la sua enorme pistola, si mise in ginocchio, appoggiò le braccia al letto e fece fuoco.

Ashley aveva sollevato la testa oltre il letto giusto in tempo per vedere il camice bianco dell’uomo che scartava di lato. Il proiettile passò il camice da parte a parte senza sfiorare. Il Dottore era ancora rivolto verso l’ingresso, dava loro le spalle. Afferrò la sedia vicino alla scrivania e inarcò completamente la schiena all’indietro. La sedia descrisse un arco quasi completo, acquistò velocità e si schiantò come un martello sul letto colpendo le braccia di Quentin che gridò il suo dolore. La pistola gli cadde al di là del letto. Con la coda dell’occhio Ashley notò che la parte sinistra del viso di Quentin era rigata di sangue. L’aveva colpito anche lì.

Con un gesto fulmineo il Dottore si ritirò in piedi e ruotò verso di Ashley la cui testa spuntava da dietro il letto. Fece un altro passo verso di lei, poi la testa dell’uomo si girò di scatto verso la parete alla sua destra.

Scattò di lato e con un pugno attraversò il muro, sfondandolo come fosse cartone. Dall’altra parte della parete c’era la piccola cucina dell’appartamento. Il Dottore ritirò con uno scatto la mano e con essa, stretto nel suo pugno, si portò dietro un braccio che reggeva una pistola. Qualcuno urlò dalla cucina, ma l’uomo a cui apparteneva il braccio, schiacciato contro la parete nella stanza adiacente, fece in tempo a premere il grilletto. Il boato di un colpo riempì la piccola stanza. Libri esplosero sulla mensola di fronte. Con un colpo di taglio della mano sinistra assestato sul polso, il Dottore disarmò l’uomo. Afferrò il braccio con entrambe le mani e lo spezzò come un ramo contro il ginocchio. Ad Ashley sembrò davvero il rumore del legno secco. Un ruggito di dolore si sollevò dalla stanza vicina mentre lo sfortunato proprietario del braccio lo ritirava attraverso la fessura.

Ashley si guardò intorno. Alla sua destra, steso sul pavimento, Quentin, con l’espressione contorta dalla sofferenza, si reggeva il braccio più ferito con l’altro. Abbandonato in un angolo della stanza, alla sua sinistra, Ashley notò Pungolo. Era una ricostruzione in metallo, non troppo affilata, del pugnale di Bilbo Baggins, un regalo di compleanno della madre di parecchi anni prima. Lo afferrò.

La luce di un altro colpo di pistola esploso attraverso un silenziatore illuminò l’ingresso. Il Dottore, colpito di spalle, venne scaraventato violentemente contro il letto che scivolò sul pavimento investendo Ashley e schiacciandola contro la parete, sotto la finestra.

L’uomo era lì, steso con il busto sul letto, a pochi centimetri da lei. I capelli color argento del Dottore le sfioravano il viso. Ashley riusciva a sentirne il vago odore di sudore misto a qualcosa di acido e chimico nonostante la puzza di polvere da sparo fosse pervasiva. Strinse più forte Pungolo nel pugno. Il suo busto era bloccato fra il letto e la parete, ma il braccio era libero.

Il Dottore rimase immobile appena un istante, ma iniziò subito a rialzare la testa. I loro sguardi si incrociarono.

La mano di Ashley tremava.

Adesso…

Il ragazzo che stava sparando dalla porta d’ingresso, nascosto dietro l’uscio, corse fuori con la pistola puntata in avanti.

Con un colpo di reni, il Dottore rotolò di lato sul letto rimanendovi appoggiato con la schiena.

È ancora a portata di mano, posso colpirlo…

Il Dottore incrociò le braccia afferrando due bisturi dall’interno del camice. Nel buio della stanza Ashley ebbe la certezza che le mani dell’uomo emanavano un bagliore azzurrognolo che quando afferrò i bisturi si fece più intenso. Il Dottore fece scattare in avanti le braccia con un gesto fulmineo e di nuovo un lampo blu illuminò la stanza acciecando temporaneamente Ashley. Il ragazzo che era entrato nella stanza, con la pistola puntava sul Dottore, si ritrovò con due coltelli chirurgici piantati nel collo. Cadde a terra.

La finestra alle spalle di Ashley esplode in mille schegge che illuminarono la stanza per un attimo. L’uomo era sparito.

Ashley gettò via Pungolo con rabbia e spinse il letto lontano da sé. Sentì uno sparo in strada. Si affacciò alla finestra cercando di evitare le lame di vetro. Foxx era in piedi affianco ad un furgone nero con la pistola puntata. A una decina di metri da lui, il Dottore correva a velocità folle saltando sui tetti delle macchine. Sembrava un supereroe volante con il camice bianco come mantello. Ashley notò che aveva qualcosa sulle spalle. Qualcuno.

«Beatrix! Merda! Merda!», urlò Foxx.

Diede un pugno al furgone ammaccandone la portiera

Ashley affondò le mani nei capelli e si guardò intorno. Nella stanza aleggiava una leggera nebbia causata dagli spari. Quentin, steso affianco a lei, stava cercando di rialzarsi appoggiandosi con la spalla al letto. Un braccio gli cadeva come morto al fianco. Steso vicino alla porta, l’altro ragazzo rantolava portandosi le mani alla gola. Il suo respiro era un un sibilo roco. Dal buco sulla parete confinante con la cucina giungeva un gemito. Per terra era sparpagliati brandelli di libri, schegge di vetro, frammenti di plastica di qualche gadget distrutto.

Senza dire nulla, Ashley prese Doyle per i fianchi e lo aiutò a tirarsi su. Qualcuno correva su per le scale del palazzo.

«Ho sentito bene?» le chiese Quentin con voce dolorante.

«Beatrix.»

«No… No cazzo!»

Ashley si sentiva impotente. Cercò invano qualche parola da dire, poi scavalcò il letto e si chinò vicino al ragazzo. Da uno dei due bisturi piantanti nel collo zampillavano fiotti di sangue a intermittenza.

Una poliziotta arrivò correndo in cima alle scale e sgranò gli occhi non appena vide il ragazzo vicino ad Ashley attraverso la porta aperta dell’appartamento. Era alta, dal berretto blu spuntavano lunghi capelli rossi chiusi in una coda. La divisa da poliziotto non riusciva a nascondere il corpo atletico e formoso.

«Derek!» esclamò. «Dio…»

Rinfoderò la pistola e si portò due dita all’orecchio.

«McAllister a terra. Doyle?» disse rivolgendosi a Quentin che stava recuperando la pistola caduta sotto il letto.

«Me la cavo. Che è successo a Beatrix?»

«L’ha presa.»

«Sta bene?»

«Non lo sappiamo, è saltato giù dalla finestra all’improvviso. Beatrix era lì sotto. Un istante dopo stava già fuggendo con lei sulle spalle.»

È colpa mia. Avrei dovuto colpirlo, era lì…

Felicia si guardò intorno.

«Martin?»

«Sono qui», disse una voce dolorante dalla cucina. «Quel figlio di puttana mi ha spezzato il braccio.»

Da dietro la ragazza rossa spuntò un uomo dal viso olivastro che Ashley era certa di aver già visto quella mattina al centro commerciale. Era vestito da poliziotto anche lui, ma le era ormai chiaro che fossero dei travestimenti. Si chinò immediatamente affianco ad Ashley e posò per terra una valigetta.

«Spazio, Campbell», le disse secco.

Ad Ashley non sembrò neanche strano che conoscesse il suo nome. Si alzò immediatamente e si rivolse a Quentin per chiedergli se avesse bisogno di una mano, ma lui era già vicino a lei. Si reggeva un braccio, ma sembra stare bene. Lanciò uno sguardo preoccupato al compagno ferito, poi disse ad Ashley:

«Dobbiamo andarcene da qui.»

Lei annuì, ma Quentin non si mosse.

«I… Hm», provò a dire girando la testa di lato. «I pantaloni…»

Ashley fece caso solo in quel momento di essere ancora in mutande.

«Oliver», chiese la ragazza-poliziotto all’uomo ai suoi piedi, «dimmi che se la caverà. L’autoambulanza era proprio dietro di noi.»

«Sta perdendo una marea di sangue, Felicia.»

Aveva già estratto un bisturi, ma esitava intorno all’altro.

Felicia strinse le labbra e diede un altro sguardo al ragazzo steso in terra, alle garze bianche che si tingevano istantaneamente di rosso non appena il medico le avvicina alle ferite. Poi si spostò in cucina per andare ad aiutare l’altro collega ferito.

Ashley e Quentin la seguirono.

«È la volta buona che mi faccio regalare un braccio bionico dalla BEE» ringhiò un ragazzo seduto a terra. Aveva un corporatura possente e una vistosa cicatrice sulla guancia che, in mezzo alle lentiggini, sembrava la via lattea fra le stelle.

«L’ambulanza sta arrivando», disse Felicia.

«Cos’è successo a Derek?»

«È qui all’ingresso con due bisturi in gola», gli rispose Felicia. Strinse i pugni facendo cigolare i quanti in pelle. «Giuratemi che me lo lasciate, quello stronzo, quando lo prendiamo.»

«Tutto tuo tesoro», grugnì il gorilla biondo a terra. «Però prendetemi un pac-man dalla tasca, non ci arrivo. Fa un male cane.»

Felicia si chinò vicino a lui, frugò nella tasca destra del pantalone militare ed estrasse un scatolina nera. Ne tirò fuori una piccola pillola gialla che effettivamente ricordava il protagonista del videogioco Pac-Man. Gliela mise in bocca.

«Dovresti coccolarmi così più spesso, Felicia»

«Ti spezzo anche l’altro braccio, Martin.» La rossa porse la scatolina a Quentin. «Te la offre questo idiota, anche le tue braccia non mi sembra che stiano benissimo.»

«No… no, grazie. Andiamo a vedere cos’è successo a Beatrix.»

Quentin si girò e Ashley fece per seguirlo.

«Ehi?» chiamò Martin.

Ashley si voltò.

«Ashely, no? Prendo dell’acqua nel frigo. Non ti spiace, vero? O una birra. Se ce l’hai sei un angelo.»

Lei si guardò intorno. La casa era distrutta.

«Prendi quello che vuoi. Temo di avere solo del te nero freddo», gli rispose facendo spallucce.

«Andrà bene.»

Ashley seguì Quentin fuori dalla cucina. Alle sue spalle sentì Felicia dire: «Ce la fai a non importunare almeno la tizia nuova, santo dio.»

Scavalcarono il gruppo fermo sull’uscio. Erano tutti ammassati nel minuscolo corridoio d’ingresso, davanti alla porta aperta.

Appena varcata la soglia di casa, Ashley notò la vecchia che abitava sul suo stesso pianerottolo. Stava sbirciando nascosta dalla porta socchiusa.

Quando vide Quentin, che con il suo cappotto blu scuro sembrava un ispettore di polizia, si precipitò fuori asciugandosi le mani sulla gonna fiorata. Arriva a stento all’altezza del petto di Quentin, ma non si fece problemi ad ad avvicinarsi minacciosa puntando il dito.

«Quindi? Finalmente l’arrestate?»

Quentin si girò.

«Mi… scusi?»

«Non dovreste metterle le manette?» disse la vecchia alzando il mento verso Ashley. «Non mi ha mai convinto, quella lì, tutta vestita di nero, sempre tappata in casa a fare chissà che cosa. Stia a sentire la vecchia Shirley che qui ci vive dagli anni cinquanta e le persone le sa riconoscere. Non abbiamo mai avuto problemi qui. Arriva lei, e mi ritrovo con le crepe sulle pareti perché sparano nel palazzo! E i danni chi me li ripaga?»

«Signora… Non la stiamo arrestando, noi…»

Ashley impiegò un attimo a riprendersi dallo smarrimento. In due anni aveva incontrato quella donna al massimo tre, quattro volte, di sfuggita, ed era stata sempre gentile con lei salutandola garbatamente. Era quasi certa di essersi perfino offerta di portarle la spesa su in casa una volta che l’aveva incontrata per le scale.

Non aveva tempo di ragionare e interrogarsi su quanto fosse successo qualche minuto prima. Certo, aveva rischiato la vita per la quarta volta in neanche ventiquattro ore, ma era viva e a questo avrebbe pensato dopo. Se aveva messo correttamente insieme i pezzi del puzzle, una cosa le era chiara: si trovava al centro di una delle situazioni che la BEE, per usare le parole di Beatrix, “amministrava”. E lei voleva dimostrare di essere pronta a stare con loro. Aveva assaggiato la panna e ora voleva tutta la torta. E doveva fare in fretta, perché Beatrix era in pericolo e lei voleva aiutarla. Inoltre Quentin era visibilmente in difficoltà. Intervenne.

«Signora Shirley, temo ci sia stato un equivoco. L’ispettore Denbrough, qui, e i suoi colleghi stavano inseguendo un uomo quando questo si è infilato nel nostro palazzo ed è entrata in casa mia.»

«Quel dannato portone che non si chiude bene! Quante volte ho detto al signor Wong di ripararlo. Si rompe almeno una volta a settimana!»

«Gliel’ho fatto presente anche io più volte», continuò Ashley in tono complice. «Ma in questo caso, la colpa è stata anche mia. Ero rientrata da poco, stavo sistemando la spesa e devo aver lasciato la porta di casa socchiusa quanto mi sono ritrovata quell’uomo in casa. Pensi, sarebbe potuto accadere a lei.»

Ashley scandì bene le ultime parole. La signora Shirley sembrò impressionata. Poi lanciò uno sguardo alle spalle di Quentin e Ashley. Anche Ashley notò con la coda dell’occhio che stavano salendo altri due uomini. Avevano con sé una portantina. La vecchia spostò nuovamente l’attenzione verso Quentin e bisbigliò sputacchiando dalle labbra grinzose:

«Ispettore, io l’ho visto quell’uomo…»

«Dice l’uomo…»

Ashley si intromise nuovamente nella discussione cavando Quentin dall’impiccio:

«L’ispettore, Signora, mi stava per l’appunto dicendo che sarebbe il caso di mantenere l’assoluta discrezione sull’episodio. Ispettore Denbrough, pensa che sia il caso di dire alla Signora Shirley quello che ha detto a me?»

Quentin annuì.

«Signora», disse piano Ashley guardandosi intorno con circospezione, «quell’uomo che lei ha visto è un ex carcerato. Si finge un medico per entrare in casa degli anziani. È entrato in possesso di una lista di persone che hanno richiesto alla loro assicurazione sanitaria l’assistenza domiciliare. Si fa aprire e quando finalmente è in casa seda le sue vittime e fa piazza pulita di contanti e gioielli.»

La vecchia si portò teatralmente la mano davanti alla bocca e sgranò gli occhi. Ashley insisté:

«Forse non dovrei dirlo, ma mi diceva l’ispettore che mentre le anziane signore erano addormentate, beh… Approfittava di loro. Signora, è indispensabile che nessuno venga a sapere questa cosa. Si immagini che scandalo potrebbe venirne fuori per assicurazioni e ospedali!»

«Per la miseria, ma in che mondo viviamo? Ai miei tempi di cose così non se ne sono mai sentite. Potete stare tranquilli che Shirley non lo dirà a nessuno! Ma gli spari?»

Rispose Quentin:

«Volevamo prenderlo, hm, in flagrante, ma ci è sfuggito. Abbiamo iniziato ad inseguirlo per il quartiere finché non è entrato nel vostro palazzo. Quell’uomo è armato e pericoloso e non siamo riusciti a prenderlo. Signora, è importante che lei si chiuda immediatamente in casa.»

«Certo, ispettore, certo. La vecchia Shirley si serra dentro casa, non è il momento di uscire, con questa gente in giro, poi.»

La signora scomparve nuovamente dietro la porta.

Quentin e Ashley si avviarono rapidamente giù per le scale.

«Nel giro di un’ora tutte le vedove del quartiere sapranno del finto medico molestatore di vecchie», disse Quentin.

«Ovviamente.»

«Hai davvero un talento naturale per questa cosa.»

In strada scoprirono che il furgone ammaccato dal pugno di Foxx era sparito e anche lui era già andato via. Quentin gli telefonò.

«Signor Foxx? Notizie di Dubois? Dannazione. No, sono ancora su in casa della signorina Campbell. Sì, anche McAllister è ferito. Come? Hm. Hm. Oh. Va bene, arriviamo con loro.»

Quentin ripose il telefono nella tasca interna del cappotto.

«Vuoi prima la buona o la brutta notizia?»

«Come mai non c’è mai la scelta fra la buona e l’ottima notizia? Dimmi la buona.»

«Ora sappiamo chi è quel tizio vestito da dottore. Se vuoi un’ottima notizia, è grazie a te che l’abbiamo scoperto. La cattiva notizia è che ora sappiamo chi è quel tizio vestito da dottore.»