Capitolo 19

«Signor Doyle, cosa avete trovato per me?» chiese Foxx.

Quentin digitò qualcosa e il computer che aveva davanti proiettò delle immagini sul grosso televisore appeso alla parete. Erano tutti di nuovo nella sala riunione che avevano usato qualche ora prima, o almeno, così sembrava ad Ashley. Nell’Alveare tutti i piani, i corridoi e le porte le sembravano identici. Magari, in quel luogo deserto, c’erano centinaia di sale come quella in cui erano che non venivano usate da nessuno.

Sul monitor comparve il disegno tridimensionale di una capsula. Era accompagnato da cifre e dati che le giravano intorno.

«Lo chiamano Ticker-EPS», iniziò. «Lo sta sviluppando la Utahtech all’interno di un progetto finanziato dalla NASA. È un’azienda che conosciamo già. L’idea è quella di dotare gli astronauti di un cuore supplementare, più piccolo, che faccia da supporto a quello che abbiamo nel nostro corpo.»

«La NASA vuole raddoppiare i cuori degli astronauti?!» esclamò Ashley.

«Avrai sentito che si parla di mandare l’uomo su Marte e dare inizio a una nuova era di esplorazioni astronomiche. Sono viaggi estremi in condizioni al limite della sopportazione fisica e psicologica dell’uomo, pieni di incognite. Ancora c’è poco di concreto, ma, come è già avvenuto durante la corsa alla Luna, a contorno di questo tipo di sforzi emergono centinaia di nuove tecnologie, alcune restano inutilizzate, altre rimangono studi, altre ancora serviranno effettivamente a portare la razza umana lì dove non è mai arrivata prima.»

«E il secondo cuore a cosa servirebbe?» Ashley si sporse in avanti verso Quentin.

«Il Ticker-EPS è innanzitutto un dispositivo di controllo, monitora costantemente le condizioni del corpo. In caso di crisi, come un infarto, può rilasciare adrenalina nel corpo ed essere usato come cuore  di riserva temporaneo.»

«Tipo la ruota di scorta delle auto?»

«Una comparazione calzante. Ma quando il cuore è sottoposto ad uno sforzo eccessivo, per un intenso lavoro fisico o per uno stato emotivo di stress, il dispositivo può venire in aiuto del cuore vero per sopportare il carico di lavoro supplementare in modo che non diventi eccessivo.»

«E Dottor Manhunter è interessato a questa cosa?»

«È la nostra speranza», le rispose Foxx.

«Non capisco una cosa», insisté Ashley. «Sappiamo che vuole l’altro scimpanzé, la femmina. Giusto? Cioè, l’ipotesi è che da me volesse proprio l’informazione di dove trovarla.»

«Corretto.»

«Se il piano è quello di attirarlo in una trappola usando come esca qualcosa che lui desideri, perché non usare EC3-B7 o come si chiama?»

«EC3-BR7», la corresse Melanie Queen.

Foxx si alzò è andò vicino al televisore.

«Ishigawa è un figlio di puttana, ma non è un idiota. Sarebbe troppo ovvio. Sa che gli stiamo dando la caccia e sa che abbiamo noi EC3-BR7. Vedersela spuntare davanti puzzerebbe di trappola a miglia di distanza.»

«E perché non la usiamo come scambio per Beatrix? Non possiamo ipotizzare che l’abbia rapita per questo? Come merce di scambio?»

Foxx annuì soddisfatto.

«Ovviamente proveremo a fare questo “scambio”, come l’ha chiamato lei. Ma il modo in cui lavoriamo qui è avere sempre un piano B e un piano C. E il piano B deve essere migliore del piano A e il piano C migliore del B. Questo perché il piano A non funziona mai

«Quindi il Piano A è proporgli uno scambio che immaginiamo non accetti e intanto mostrargli questo cuore meccanico?»

«Essenzialmente», confermò Quentin.

«E come gli sventoliamo davanti questo cuore artificiale per tendergli una trappola?»

«A noi basta che lui ne venga a conoscenza, e che pensi di avere qualche possibilità di entrarne in possesso», rispose Ricardo. Si voltò timoroso verso Foxx aspettando che lo zittisse, ma il capo lo lasciò parlare. «Due dei suoi assalti più recenti sono avvenuti a danno dei furgoni di una compagnia di spedizioni privata, Bernard & Tremblay Courier, che ha molti contratti nel mondo dell’industria militare e scientifica. Queen è certa che Ishigawa abbia ottenuto l’accesso al loro sistema di spedizioni e che lo controlli regolarmente. Faremo i dettagli di una falsa spedizione del prototipo specificando quale furgone effettuerà il trasporto e il percorso che seguirà. Se Ishigawa cadrà nella trappola, nel furgone ci saranno le nostre brigate d’intervento.»

«Questa volta con le armi che hanno chiesto di utilizzare», aggiunse Quentin

«E questo è il piano B, giusto?»

«Corretto. E il piano C», tagliò corto Foxx, «si basa sugli algoritmi della signorina Queen.»

Il ticchettio di Melanie sulla sua pulsantiera si fece ancora più frenetico. Spiegò.

«Già da tempo abbiamo notato che i suoi attacchi si sono spostati progressivamente sempre più verso la costa orientale. È molto metodico. Non sembra mai allontanarsi troppo dal luogo dell’attacco precedente.»

«Ma le tecnologie che cerca non vengono sviluppate in tutto lo stato? O meglio, in tutto il mondo?»

«Ovviamente, ma il suo comportamento indica che si sposta molto lentamente e agisce di volta in volta in aree circoscritte. Non sappiamo come mai, ma ora siamo certi che si trovi qui a New York.  Quando la BEE è entrata in contatto con lui per la prima volta, il quattordici aprile 2023. Dopo lo scontro di sei ore fa, ho circoscritto l’area in cui probabilmente si è rifugiato.»

Ashely allungò il collo sul monitor di Melanie.

«Come hai fatto?»

«Lo scontro sotto il tuo appartamento si è concluso all’una e tredici minuti. Sappiamo per certo che è andato in direzione nord-ovest. Abbiamo perso contatto con l’auricolare di Beatrix all’una e ventiquattro minuti. Sapendo quanta strada ha percorso in undici minuti e il tragitto che ha effettuato, posso confermare la direzione e calcolare la velocità media a cui si è spostato. Da mesi monitoro le email, gli account e le aziende a cui lui stesso si connette. All’una e quarantadue era online e stava controllando il sistema di sicurezza del laboratorio dal quale aveva sottratto EC3-BR7 e EC3-BR8, probabilmente per controllare se e come si fossero attivati anche i militari per provare a rintracciarlo. Con ogni probabilità, quindi, era tornato alla sua base in ventinove minuti. A questo punto capirai anche tu che tracciare un perimetro entro il quale si trova la sua tana è un gioco da ragazzi.»

Ashley la guardava sbalordita.

«Certo, signorina Queen», scherzò Ricardo, «talmente banale che l’avevo calcolato già io prima con carta e penna.»

Melanie si voltò verso di lui.

«Uh. Avrai usato un altro algoritmo, perché non penso che i calcoli che ho programmato io siano fattibili a mano. A meno che tu non riesca ad eseguire… Sedici milioni settecentomila operazioni al…»

«Queen, era una… Lasciamo perdere», si interruppe Ricardo. Foxx gli lanciò uno sguardo omicida.

«Ok, quindi sappiamo più o meno dov’è», sintetizzò Ashley.

«Dove potrebbe essere con una precisione superiore al novantatré percento», specificò Melanie. «All’interno di un raggio di un chilometro e trecento metri circa.»

«Quanto sarebbe? Non ci sono tantissimi posti in cui nascondersi in un’area così grande?»

«Data la densità media di costruzioni civili e non presenti…»

«Signorina Queen», la interruppe bruscamente Foxx, «sono certo che Campell è interessatissima all’urbanistica della nostra città, ma arrivi al punto.»

Queen prese possesso del televisore e vi iniziò a proiettare una carrellata di fotografie e mappe stradali.

«È solo un rozzo calcolo statistico, ma il dottor Ludwig Ishigawa probabilmente ha preso dimora in uno spazio che crediamo essere abbandonato abbastanza grande da poterci costruire un laboratorio di qualche tipo, o una sala operatoria in cui poter studiare e applicare al suo corpo i ritrovati della biotecnologia che sta rubando. Questi sono i cento edifici in cui i miei calcoli ritengono che sia più probabile trovarlo.»

Mentre Melanie parlava, Ashley osservava gli scatti. Molti erano edifici fatiscenti e abbandonati, ma c’erano addirittura grattacieli in ottimo stato.

«E questo è il suo piano C, Signorina Campbell. Lei e Doyle andrete ad ispezionare quegli edifici per controllare sul campo le intuizioni di Queen.»

«Non sono le mie intuizioni, sono il frutto di calcoli…»

«Sì, i calcoli della signorina Queen», grugnì Foxx esasperato. «Vi dividerete il territorio con la brigata Anthurium. Saranno in un altro mezzo.»

Ad Ashley sembrava tutto una follia. Come avrebbero fatto ad esaminare 50 edifici? Avrebbero impiegato giorni. Le sembrava comunque più sensato di provare ad aiutare Beatrix scrivendo una stupida…

«…rassegna stampa?»

Ashely si voltò di scatto verso Foxx. Cazzo.

«La rassegna stampa? Stavo…»

«Vi voglio in macchina fra mezz’ora. Finisca di scriverla e me la invii per mail. Il mio indirizzo è già configurato nel client di posta elettronica che troverà sul computer che sta utilizzando. Signor Sandoval, segua e me Queen. Prepariamo la trappola.»

Foxx uscì dalla stanza seguito dalla sedia a rotelle elettrica di Queen e da Ricardo che, arrivato alla porta, indicò sorridendo Foxx e mimò il gesto della propria testa sgozzata.

Sul televisore continuavano a scorrere le immagini degli edifici individuati da Melanie Queen. Un vicolo invaso dalle erbacce con un garage arrugginito ad un lato. Un ambulatorio veterinario chiuso. Una palazzina a due piani con il tetto crollato.

Un momento. Ashley la scritta di quell’ambulatorio l’aveva già vista.

Non può essere, è una coincidenza, pensò.

Le era passata davanti agli occhi rapidamente mentre si girava per uscire dalla sala riunioni, ma l’insegna verde sbilenca VETERINARIO, del tutto retrò,  era esattamente come quella che aveva immaginato lei nel racconto che le aveva chiesto di scrivere Virginia Apfel.

«Vogliamo andare, Ash?»

Quentin era già uscito e l’aspettava nel corridoio.

Dovrei dirlo? si chiese.

E come avrebbe potuto? Si trattava di una stupida coincidenza, ovviamente, e poi quel racconto — non era neanche un racconto, tecnicamente, ma una serie di impressioni, la descrizione di una scena — non avrebbe neanche dovuto scriverlo. La signora Apfel era stata categorica nel dirle di non farne parola con nessuno.

Il ché portava all’altro problema: non era quel racconto che avrebbe dovuto scrivere, ma il comunicato stampa che le aveva chiesto Foxx.

«A che punto sei? Ce la fai a finire in mezz’ora? Cosa sei riuscita a inventare?»

«Veramente io…»

«Non devi vergognarti. Prima, davanti alla tua vicina di casa, mi hai davvero stupito. Ti viene naturale vomitare fuori storie. Il medico stupratore di vecchie! Ho visto gli occhi di quella poveretta sgranarsi.»

Non poteva parlargli del racconto. Non aveva tempo per finire quello che le aveva chiesto di scrivere Apfel e per iniziare a scrivere quello che Foxx voleva da lei. Le sembrava di non dormire da dieci anni. Se quelli erano i ritmi che avrebbe dovuto sostenere, Beatrix non si sarebbe dovuta preoccupare delle sue punte blu elettrico perché i capelli le sarebbero diventati bianchi per lo stress prima di aver raggiunto i ventidue anni.

«Quanto ci hai messo ad imparare ad orientarti qui dentro? Non ho capito se siamo sempre nello stesso piano e nelle stesse stanze, o se tutto l’Alveare è fatto in modo da confondere i poveretti che ci arrivano per la prima volta.»

«Beh, io sono qui da un po’, forse non mi sono mai posto neanche il problema. Se dovessi farmi vedere una fotografia di un corridoio saprei dirti esattamente quale ala di quale piano è. Credo che si sviluppi una sorta di istinto dopo un po’.»

«Che vuol dire che sei qui “da un po’”. Posso chiederti quanti anni hai?»

«Io? Beh…» Senza sorprese le sue guance si infiammarono. «Ne ho diciannove.»

«Diciannove?! Ma scusa… Non sei neanche maggiorenne! Come fai a portare con te un’arma? È illegale. E… Oddei… Quando sei arrivato qui nella BEE se…»

«Ashley, questo posto non esiste.» Quentin fece un ampio gesto del braccio indicando quello che era intorno a loro. «Non esiste la BEE, non esiste il lavoro che facciamo. Il governo non sa che esistiamo e la vera essenza del nostro lavoro è la segretezza. Tenere nascosto il fatto che un ragazzino di quindici anni se ne va in giro con una pistola è l’ultimo dei problemi o dei segreti. Se fosse questo il tenore delle cose che dobbiamo celare, il nostro lavoro sarebbe davvero molto, molto semplice.»

«Quindici anni? Cioè ti hanno messo in mano un cannone tipo quello che ti porti appresso quando ancora avevi ancora tutti i brufoli in faccia? Non voglio crederci.»

Quentin fece spallucce. «A dire il vero ho iniziato a fare esercitazioni di tiro a tredici anni.»

Ashley sollevò le mani. «Ma i tuoi genitori? Come hanno potuto…»

Non terminò la frase. Il viso di Quentin si scurì all’istante e abbassò lo sguardo.

«Oh… Scusa, io non…»

«Non preoccuparti. Sono passati tanti anni.»

Proseguirono senza parlare fino alla stanza che, almeno temporaneamente, era l’ufficio di Ashley.

«Finisco di organizzare il nostro giro e vengo a prenderti, ok? Così hai tempo di finire il comunicato stampa.»

Ashley annuì. Si chiuse la porta alle spalle.

Il taccuino rosso su cui stava scrivendo la storia che aveva chiesto Virginia Apfel era scomparso.