Capitolo 20

Ashley guardò l’orologio del computer. Aveva una ventina di minuti scarsi per inventare qualcosa di credibile su quanto era successo quella mattina e inviarlo a Foxx. Doveva “continuare a rotolare”, per usare la metafora che aveva usato la signora Virginia Apfel. A proposito, era stata lei a prendere il quaderno? Forse glielo aveva “sequestrato” Foxx. No, improbabile. Non era a scuola, non c’era il professore cattivo che non voleva che avesse distrazioni. E sicuramente, se fosse stato lui, l’avrebbe sentito urlare il suo nome per tutto l’Alveare. «Signorina Campbell! Cosa sono queste stronzate che sta scrivendo anziché farmi avere il comunicato stampa che le ho chiesto?!»
Riusciva a sentirlo distintamente nelle orecchie come se fosse reale, e quelle urla le avrebbe sentite davvero se non avesse fatto il miracolo di scrivergli quello che voleva.
Qualcuno aveva visto lo scimpanzé? No, era arrivato nell’atrio quando erano già tutti fuggiti. Vide un paio di volte su Instagram il video in cui si vedeva lei ricoperta di sangue e viscere che urlava «Sono armati!». Era stato tutto così veloce che quasi non si riconosceva.
Cercò su internet informazioni sui comunicati stampa. C’era uno stile specifico da dover rispettare? Non aveva idea di quello che dovesse fare. Continuava a guardare insistentemente l’orario. Aveva una quindicina di minuti. Era impossibile farcela. Trovò un articolo su come scrivere per la stampa. Non avrebbe fatto neanche in tempo a leggerlo, ma cercarlo le aveva fatto buttare altro tempo che non aveva.
Aprì il programma di scrittura. Tredici minuti.
Iniziò a scrivere di getto. “Questa mattina, nel centro commerciale Kobway Market di…”.
Dov’è che si trovava esattamente? Non ne sapeva nulla. Era nel pallone.
Doveva trattarsi di un test, ecco cos’era. Non era possibile che le avessero chiesto contemporaneamente due cose da scrivere in così poco tempo. Ma certo, doveva essere così. Volevano vedere come si comportava sotto stress. Aveva sentito che le aziende fanno spesso di queste cose per testare i candidati. E lei era andata nel panico. Test fallito.
No, non era vero. Aveva intuito che Virginia Apfel avesse un ruolo più importante rispetto a quello di Foxx e aveva seguito le sue istruzioni per prime. Forse il test era quello e quindi l’aveva passato, no?
Cinque minuti. Magari avrebbe potuto chiedere aiuto a Quentin. Se Foxx avesse saputo che aveva atteso fino a quel momento per iniziare a scrivere e che non aveva gettato giù neanche una parola l’avrebbe mangiata viva.
Quentin bussò ed entrò nell’ufficio.
«Ehi, Ash, ci siamo.» Le ombre erano sparite dal suo visto e il suo sorrido gentile era tornato. «Spedito tutto? Hai trovato la mail di Foxx?»
Ashley esitò. Si trattava solo di un piccolo centro commerciale, giusto? O al massimo era un test che aveva fallito. La cosa più importante era salvare Beatrix, non uno stupido comunicato stampa che nessuno avrebbe letto. Magari in quello stesso momento quel pazzo stava torturando Beatrix che era stata presa al posto suo. E lei non aveva neanche provato a fermarlo quando ne aveva avuto l’occasione. Non era il momento di perdere tempo.
«Sì, tutto a posto. Andiamo?»
Quentin annuì. Ashley recuperò il cappotto e lo seguì nel labirinto di corridoi immacolati.

Ashley abbassò di poco il vetro oscurato dell’auto. «Questa è una prima volta per me. Non è male.»
«Cosa?»
«Sono due giorni che mi caricate dentro i furgoni come se fossi un pacco da consegnare. È la prima volta che posso sedere davanti in una delle vostre automobili e addirittura guardare fuori.»
«Beh… Sì… È stato tutto un po’ veloce, in effetti.»
«Davvero sei così bravo a sparare come ha detto Ricardo?»
Quentin si concentrò sulla guida nel traffico del mattino. Fece spallucce.
«Me la cavo. Tutti diventano molto bravi a fare qualcosa quando la fanno di continuo. Tu scrivi molto?»
«Ogni giorno per diverse ore da quando ho imparato a mettere le parole una dietro l’altra.»
«Ecco, per questo se così brava a scrivere e a inventare storie. Sei allenata. Io ho passato anni a sparare non appena ne avevo l’opportunità.»
«Onestamente? Non sei il tipo di ragazzo che se vedessi per strada mi farebbe pensare “Ehi, meglio lasciar stare questo pistolero, ha un aspetto pericoloso!”». Ashley imitò una voce intimorita.
Quentin rise e si fece rosso.
«Lo so. È quello che mi disse anche la signora Apfel. Una frase che adora ripetere è “Attento a cioè che desideri perché gli dei potrebbero accontentarti”. Quando ero piccolo mi chiese mille volte se imparare a sparare era quello che desideravo e io ho insistito perché ne ero convinto. Forse avrebbe fatto bene ad chiedermelo ancora più volte.»
«È una frase che ha detto anche a me. Ma non capisco… Quando eri piccolo? Intendi dire quando hai iniziato a lavorare per la BEE?»
Usare il termine “lavorare” le sembrò strano. Come le aveva detto poco prima, era stato assoldato quando era bambino di appena tredici anni.
Quentin annuì. Ashley aspettò che aggiungesse qualcosa, ma lui rimase concentrato sulla strada.
«Ehi, scusami. Non volevo. Di nuovo. Se è qualcosa di cui non vuoi parlare io…»
«No. No, davvero , non preoccuparti. È tutto legato alla storia dei miei genitori, prima che mi portassero a New York. Come ti ho detto, si tratta di parecchi anni fa.»
«Non devi parlarmene se non ne hai voglia.»
Quentin non rispose. Mancava ancora un po’ fino alla zona individuata da Melanie Queen, quella in cui aveva calcolato che ci fossero più probabilità di trovare il rifugio del dottor Ishigawa. Passò un minuto di silenzio. Ashley si stava chiedendo se era il caso di confessare a Quentin che non aveva neanche iniziato a scrivere il pezzo che le aveva chiesto Foxx. Magari le avrebbe confidato che si trattava effettivamente di un test. Ma perché avrebbe dovuto farlo? Era così gentile, impacciato e timido con tutti o era un effetto che gli faceva lei? Dei del cielo, non le era neanche passato per la mente…
Ash, si disse, sei la cosa più lontana da una femme fatale che causa colpi di fulmine ai ragazzi. È timido. Tutto qui.
«La mia famiglia viveva in Luisiana» disse Quentin dal nulla. Lo sguardo sembrava perso fra le macchine in coda davanti a loro e un passato che era tornato a osservare dopo chissà quanto tempo.
«Quentin, non…»
Lui scosse la testa e continuò.
«Cioè, noi vivevamo in Luisiana. Siamo di origini irlandesi, la mia famiglia viveva dalle parti di New Orleans da un paio di generazioni. Come vuole lo stereotipo, erano due buoni cattolici. Forse anche troppo devoti. I problemi sono iniziati con il pastore Theodore Lanquille.»
Ashley sistemò la cintura e si sporse leggermente verso di lui. «Era il pastore della vostra chiesa?»
Quentin scosse la testa. «No, era un predicatore che si trasferì in città arrivato da chissà dove. Praticava una di quelle religioni ibride che vanno al sud, metà cristianesimo, metà santeria e in generale un miscuglio di idee più o meno bizzarre prese da religioni antiche, voodoo, superstizioni. Faceva quei riti che piacciono ai bifolchi. Musiche, canti, sangue di animali. Credo che buona parte del suo successo fosse dovuto anche ai lauti banchetti che offriva la domenica dopo le sue messe.»
«Le religioni sono tutte uguali», sospirò Ashley con disapprovazione.
«Come puoi immaginare, ai miei genitori tutto questo sembrava empio e blasfemo. Hanno parlato con il prete della loro parrocchia che era già a conoscenza del problema. Hanno provato a mettere in mezzo le autorità, ma per via della libertà di culto la polizia non è potuta intervenire. Hanno provato a giocare la carta delle norme sanitarie non rispettate durante i riti, ma non c’è stato nulla da fare. Ti ricordo che siamo nella periferia della Luisiana.»
Ashley annuì, ma Quentin le stava parlando di un mondo che lei conosceva solamente tramite la televisione.
«Fino a quel momento, comunque, per i miei genitori era solamente un vicino fastidioso che turbava la serenità del piccolo mondo tranquillo della nostra cittadina. Le cose peggiorarono quando Lanquille iniziò a praticare riti di guarigione. E funzionavano.»
«Ho visto qualche documentario a riguardo. Mi pare ci fossero dei guaritori filippini che mettevano le mani nella pancia delle persone e ne tiravano fuori pezzi di carne sanguinolenti che dicevano essere cancri che avevano estirpato.»
«Frattaglie di pollo e trucchetti da prestigiatori, in quel caso. Ma Lanquille faceva qualcosa di ben più complesso e si diffusero le voci di malati terminali che guarivano completamente e di vecchi conosciuti da tutta la comunità, da anni bloccati sulle sedie a rotelle, che tornavano a passeggiare. Il caso che fece più clamore riguardò il sindaco. Metà del suo corpo era rimasto paralizzato in seguito a un ictus durante il suo primo anno di mandato, una faccenda che conosceva tutta la città. Si presentò alla campagna elettorale successiva del tutto guarito. Non zoppicava più, il suo sorriso aveva smesso di essere un inquietante ghigno.»
«Era stato il guaritore?»
«Il sindaco non lo ringraziò mai pubblicamente, ma è quello che suggerivano le voci. Il fatto più inquietante è che, contemporaneamente alla sua guarigione, il suo avversario politico ebbe lo stesso identico ictus rimanendo paralizzato nella stessa parte del corpo da cui era guarito il sindaco. Fu costretto a ritirarsi e il nostro bravo sindaco venne rieletto.»
«Una strana coincidenza, ma… Parliamo di un caso, giusto? Cioè, è una malattia, non si può controllare.»
«Se vuoi accettare un mio consiglio, lavorando per la BEE è bene depennare dal proprio cervello il ragionamento “è una cosa troppo strana per essere vera, quindi sarà una coincidenza o una casualità”. I miei genitori non lavorano sicuramente per la BEE, ma evidentemente avevano abbastanza intuito da aver capito che qualcosa non quadrava.»
«E cosa fecero?»
Ashley buttò un occhio al navigatore. Mancava ancora un bel pezzo di strada prima che raggiungessero l’area che era stata loro assegnata.
«Proteste. Picchetti. Manifestazioni fuori dalla casa dove il pastore faceva le sue messe e i suoi riti. Fomentarono un grande fermento nella comunità cristiana del quartiere. Ma non pensare che fossero soli. Tanta gente della loro parrocchia si unì a loro e così tanti bravi cittadini di New Orleans. E Lanquille reagì.»
«Passò alla violenza?»
«Diciamo che i miei genitori ci avevano visto lungo. Sì, il sindaco era guarito da una malattia e il suo avversario si era ammalato allo stesso modo. Inizialmente i miei genitori non avevano saputo spiegarsi la cosa, ma quello che stava accadendo divenne più chiaro quando alcuni del comitato che avevano raggruppato si infiltrarono alle messe di Theodore Lanquille.»
«Cosa facevano? Riti satanici o qualcosa del genere?»
«No, no. Come ti dicevo, sembravano davvero delle messe intrise di rituali delle antiche religioni caraibiche. Ma il pezzo forte dei quelle cerimonie erano le guarigioni. Arriva un orbo, e usciva dalla messa in grado di vedere con entrambi gli occhi. Un malato di cancro al fegato nel giro di una settimana era miracolosamente guarito.»
«E chiaramente erano trucchetti, immagino. Persone che si fingevano malate e che quindi misteriosamente guarivano all’improvviso.»
«Niente affatto. Erano malati veri che guarivano davvero.»
«Wow… Ma allora… Cioè, posso capire che i tuoi genitori fossero contrari ad una religione di quel tipo, ma…»
«Quelle persone guarivano davvero, ma il potere di Theodore Lanquille consisteva nel trasferire i mali.»
«Cioè? Prendeva il cancro da una persona…»
«E lo trasferiva ad un’altra.»
«È pazzesco pensare che queste cose esistano davvero»
«Tanti nel gruppo dei miei genitori hanno imparato sulla loro pelle che questo tipo di poteri sono reali. Lanquille sapeva chi lo osteggiava e aveva un modo pratico di sbarazzarsene. Prendeva l’AIDS da una delle persone che guariva, e la settimana successiva un malcapitato del gruppo dei miei genitori iniziare a notare delle macchie sulla pelle. Una persona che aveva urgente bisogno di un trapianto di cuore si rivolgeva a lui, e nel giro di qualche giorno un amico dei miei, in perfetta salute, moriva d’infarto.»
«Ma come ha fatto a tenere tutto questo nascosto? Se ne sarebbe dovuto parlare in tutta la nazione… E poi i tuoi genitori non avevano abbastanza prove per denunciarlo alle autorità?»
«Chiaramente degli eventi così clamorosi hanno attirato l’attenzione, ma delle persone sbagliate. La signora Apfel ti avrà parlato della Società dell’Astrolabio, vero?»
«La Società… No. Mi ha parlato della Compagnia del Sestante, cioè voi.. Noi, voglio dire. Ma nulla su questa Società…?»
«Dell’Astrolabio. L’astrolabio è un antico strumento di navigazione, come il sestante. Anche l’astrolabio serviva per orientarsi in mare osservando le stelle o qualcosa del genere. È una società segreta nata contemporaneamente alla Compagnia del Sestante, ma con intenti decisamente diversi.»
«La signora Apfel mi ha raccontato di come la Compagnia sia nata per impedire il diffondersi della conoscenza di creature, oggetti o eventi innaturali e spaventosi. È quello che fa ancora oggi la BEE, giusto?»
«Esattamente. I fondatori della Compagnia non furono gli unici a rendersi conto degli oggetti misteriosi che tornavano dalle Indie, dell’Africa o dalle Americhe. Questo tipo di informazioni iniziarono a interessare un altro gruppo di gentiluomini che anziché avere come obbiettivo la serenità dell’opinione pubblica, volevano mettere mano su questi artefatti per sfruttarne il potere.»
«Una società concorrente!»
«Praticamente. Anche loro agivano in segreto, avevano una loro organizzazione, più sedi intorno al mondo e una valanga di soldi a disposizione che investivano in navi e ricerca per arrivare prima della Compagnia del Sestante lì dove sembrava che ci fosse qualcosa di interessante da scoprire.»
«Wow… Sembra la trama di un film di James Bond con la malvagia società Spectre che tenta di ucciderlo e dominare il mondo! Ma questo cosa c’entra con la New Orleans di qualche anno fa, se posso chiederlo?»
«La nostra compagnia è in giro da quattrocento anni. Non siamo stati gli unici così bravi.»
«Sono ancora in circolazione?! E continuano a voler mettere le mani su oggetti pericolosi per sfruttarli?»
Doyle annuì e abbassò la radio, ferma su una stazione che trasmetteva musica country.
«Cose o persone, come nel caso del pastore Theodore Lanquille. I miei genitori avevano intuito quello che stava succedendo, ma mettiti nei loro panni. Cosa avrebbero potuto dire alle autorità? “Fermate quell’uomo, trasferisce mali incurabili dai suoi pazienti a chi tenta di fermarlo durante riti voodoo travestiti da messe”?»
«Li avrebbero chiusi in manicomio.»
«Esatto. In più, ti ricordo, sospettavano che il sindaco stesso di New Orleans proteggesse Lanquille. Molti dei loro amici erano morti o malati. Hanno fatto quello che qualunque persona avrebbe fatto. Si sono arresi.»
«Oh. Immagino abbiano fatto bene…»
«Sì. Io ero piccolo. Francamente a undici o dodici anni non mi interessavo affatto di preti e pastori e messe rituali. Sentivo che qualche volta parlavano di quest’uomo, si chiedevano se stessero deludendo Dio per non combattere contro la blasfemia di quel pastore arrivato dalle isole, ma non prestavo particolare attenzione a queste cose. Ero parecchio più interessato ai miei manga a una compagna di classe, Lauren. Ti rasso…»
Si bloccò.
Mi rassomigliava? si chiese Ashley. Il sospetto che Quentin avesse qualche forma di interesse nei suoi confronti rifece capolino. Sarebbe stato imbarazzante, non voleva neanche pensarci. Vista la sua timidezza, era contenta di vederlo così espansivo. Si stava aprendo con lei parlandole di una vicenda intima e dolorosa del suo passato. E in più erano eventi straordinari e misteriosi che la intrigavano oltre ogni dire. Chissà se avrebbe mai fatto l’abitudine a sentire persone che le parlavano seriamente di kraken giganti, maledizioni inca e santoni guaritori.
Glissò per toglierlo dall’imbarazzo: «È qui che entra in gioco la Società dell’Astrolabio?»
«Ehm… Sì. nel giro di pochissimi mesi Lanquille si trasferì dalla modesta abitazione nella quale viveva ad una villa lussuosa a Audubon, uno quei quartiere per ricchi di New Orleans. Sai, una villa bianca, enorme, con un giardino e siepi alte tutto intorno la cancellata che impedivano di vedere quello che accadeva dentro. Iniziò a girare in una lunga macchina nera dai vetri oscurati e quel tipo di auto lussuose entrano e uscivano di continuo nella sua villa. La Società dell’Astrolabio si era interessata al suo potere e lo pagavano cifre da capogiro per usarlo come arma.»
«Cioè? Lo pagavano perché uccidesse a distanza delle persone a loro sgradite?»
«Esatto. Se ci pensi, è il killer perfetto. Vuoi sbarazzarti di qualcuno e tutto quello che devi fare è andare in un ospedale nel reparto malti terminali e trasferire il cancro del fortunato di turno nel corpo del tuo bersaglio. Nessuno può ricondurre l’avvenimento a te. Non desti sospetti. Una brutta malattia può cogliere chiunque. È un lavoro pulito, preciso, letale.»
«Non ci posso credere…»
«Anche i miei genitori sarebbero felici di non crederci. Mio padre è morto di leucemia fulminante. Mia madre di cancro ai polmoni. L’autopsia ha rilevato che i suoi polmoni erano quelli di chi avesse fumano trenta sigarette al giorno per quarant’anni. Lei non aveva mai portato una sola sigaretta alle sue labbra, in vita sua.»
«Oh… Scusami, non intendevo dire che… È terribile, Quentin…» mormorò Ashley portando una mano sul suo braccio. «Ma perché la Società dell’Astrolabio avrebbe dovuto interessarsi… Voglio dire, se avevano questa arma a portata di mano, immagino l’abbiano usata per colpire capi di stato o i loro nemici, non so.»
«I miei genitori non sono stati uccisi dalla Società, ma dalla loro integrità morale. Nonostante si fossero defilati dalla faccenda e avessero deciso di lasciar perdere, quando hanno visto che non solo non erano riusciti a fermare quella persona blasfema, ma che addirittura la sua influenza aumentava, sono tornati sui loro passi e hanno deciso di agire. Non sono riusciti a stare zitti e fermi davanti a quella che ritenevano essere un’offesa a Dio. Si sono messi in guerra, armati di canti religiosi e cartelli inneggianti a Dio, contro il gruppo di uomini più pericolosi che esistano sulla Terra. Naturalmente per la Società dell’Astrolabio il sit-in di una coppia di antiquari e dei loro amici non avrebbe mai rappresentato alcun motivo di preoccupazione, ma Theodore Lanquille aveva con i miei genitori un conto in sospeso. E così ci ha fatto rapire.»
«Cosa?! Ha preso i tuoi genitori? E anche te?»
«Se c’è una cosa che ho capito in questi anni, è che l’arma più potente contro certi individui è la loro stessa tracotanza. Il loro livore, la loro fiducia in se stessi. Lanquille è un uomo che può ammazzare le persone a distanza facendo sì che sia impossibile risalire a lui. In quel momento aveva alle spalle una società dalla tradizione centenaria che lo pagava cifre folli per i suoi servizi e gli offriva protezione. Avrebbe potuto ignorare i miei genitori, chiedere alla Società dell’Astrolabio che li mettesse a tacere… Avrebbe potuto ucciderli senza lasciare il suo soggiorno…»
La voce di Quentin si faceva sempre più concitata, gli occhi lucidi.
«Invece voleva poterli guardare negli occhi mentre li uccideva. Trasformare un’esecuzione in una tortura. E non solo loro, anche loro figlio. Me. Viveva in una villa con guardie armate all’ingresso, ma voleva consumare la sua vendetta nei confronti di due innocenti che avevano cercato di mettergli i bastoni fra le ruote.»
Ashley avrebbe voluto abbracciarlo. Sì, erano passati anni, ma parlava di un’esperienza che nessuna persona avrebbe mai potuto ricordare senza provare nuovamente il dolore e il terrore di allora.
Quentin tese le labbra e regolò il respiro prima di continuare.
«Ci hanno preso di notte. Non erano persone della Società dell’Astrolabio. Probabilmente la Società non era neanche al corrente di quello che Lanquille stava facendo. Non avrebbero acconsentito che si corresse il rischio per una vendetta personale. Ci portarono nella sua villa, in un enorme salone circolare che dava sulla parte posteriore dell’abitazione. C’era gente di ogni tipo, credo fossero i suoi accoliti di più vecchia data. Ci legarono a tre croci appoggiate per terra, sui tappeti. Tenne una messa che ricordava le messe cristiane, ma passava continuamente dall’inglese a termini latini, preghiere in spagnolo e invocazioni in francese. Ero terrorizzato. Non riuscivo neanche a piangere. Tenne un sermone nel quale fece un qualche riferimento a Gesù sulla croce con i due ladroni. Solo che c’era non nessun Barabba da liberare. Voleva la sua vendetta sui miei genitori e anche sul loro figlio. Portarono nel salone due uomini e una donna su delle sedie a rotelle. Uno degli uomini, un vecchio ben vestito, non era neanche cosciente. Gli altri erano chiaramente malati, pallidi, con profonde occhiaie. Non avevo idea di cosa stessero per farci, fissavo quegli uomini davanti a noi senza capire. I miei invece sapevano perfettamente quello che sarebbe successo.»
Anche gli occhi di Ashley si erano inumiditi. Pensò quanto fosse vero che non sappiamo mai nulla delle vite delle persone e di quello portano dentro. Non avrebbe mai pensato che quel ragazzo timido e gentile dai capelli sempre pieni di troppo gel e con una pistola ridicolmente grande per sue mani giovani e delicate, nascondesse dentro di sé un episodio così terrificante.
«E vuoi sapere la cosa peggiore? Quello che mi faceva più paura era sentire mio padre che piangeva al mio fianco. Quando sei piccolo i tuoi genitori sono perfetti, immortali. Non hanno incertezze, sanno sempre tutto. In quel momento mi rendevo conto che mio padre non era invincibile, non avrebbe potuto scacciare i mostri sotto il letto per il resto della mia vita. Era terrorizzato e inerme quanto me. E i mostri erano tutto intorno a noi.»
«Non so che dire… Quentin, non immaginavo neanche che queste cose esistessero sul serio, è tutto così…»
«Ash, lo so. Non devi scusarti. Te l’ho già detto ieri. Ci vuole tempo per credere che tutte queste cose esistano davvero perché quello che fa la BEE è creare l’illusione di un mondo in cui queste persone sono demoni appartenenti al mondo delle fantasie. Non ti ha sconvolto sentire parlare di un santone guaritore. Ci sono centinaia di film che ne parlano e documentari televisivi in cui mostrano i trucchetti usati da questi cialtroni per spillare soldi ai loro ingenui seguaci. Sei programmata per credere che siamo stupidaggini.»
«Mi sento come Neo in Matrix. Ho preso la pillola rossa e ho difficoltà a vedere il mondo vero.»
Quentin sorrise. «È proprio così. A proposito, vuoi?» le chiese aprendo un cassetto dell’auto e tirandone fuori una confezione di caramelle.
Ashley guardò il pacchetto con circospezione.
«Cosa succede se le prendo? Acquisto l’abilità di vedere i fantasmi? Potrò volare? Sono quelle pillole, pac-man, di cui sembrava così entusiasta Martin?»
«Ah ah. No, succede che ti rinfresca l’alito! Mi sembra ce ne siano al limone e alla menta.»
Ashley si portò la mani davanti alla bocca e espirò forte. «Cos’ha il mio alito che non va?!»
«Niente! No… Io non intendevo… Volevo dire che sono solo normalissime caramelle!»
Risero. Ashley ne accettò una alla menta. L’atmosfera nell’abitacolo della macchina si era fatta decisamente più leggera. Era ansiosa di sapere il resto della storia, ma non voleva continuare a portare Quentin nel luogo di quei ricordi dolorosi. Fu lui a riprendere il discorso.
«Lanquille fece il suo rito. Ho impiegato anni per ricordare i dettagli. Credo che continuassi a svenire o l’adrenalina nel mio corpo mi rendeva poco lucido. Mischiava parole in diverse lingue, incise la fronte dei miei genitori con un coltello e poi quella delle persone malate davanti a loro. Tutto intorno cantavano e recitavano.»
«Ma tutto questo era inutile, o ho capito male? Lui aveva il potere di trasferire le malattie a distanza, giusto?»
«Era assolutamente inutile al fine di far ammalare i miei genitori, ma lo scopo dei riti, in tutte le culture, è quello di stabilire potere e cementare le comunità. Il rito serviva a galvanizzare i bastardi che lo seguivano, a far vedere loro quanto fosse pericoloso. Per come funziona il suo potere, gli basta aver vicino la persona malata e pensare intensamente alla vittima. Te l’ho detto, avrebbe potuto sbarazzarsi di me e dei miei genitori rimanendo in poltrona. Ma ha voluto strafare, e quella è stata la sua rovina.»
«La sua rovina?»
«Aveva compito il rituale sua mia madre e mio padre. Si stava avvicinando a me. È stato in quel momento che è entrato Foxx.»
«Xavier Foxx?! La BEE?»
«Esatto. Ma dovrò parlartene dopo. Siamo arrivati.»