Capitolo 6

Così come Ashley non avrebbe mai sospettato che una sorta di rapimento sfociasse in una chiacchierata sui vestiti con una ragazza affascinante o che l’offerta gentile di una CocaCola venisse interrotta da un gigante minaccioso in grado di inclinare un furgone con il solo peso del suo corpo, così, mentre si preparava ad essere minacciata (torturata no, quello non l’aveva messo in conto) ecco che le piombava addosso un’offerta di lavoro o qualcosa di molto simile.

«Cosa… Io?»

«Condivido il suo stupore, signorina Campbell», ghignò Foxx. «La ritengo una pessima idea anche io. Non posso che constatare che gli standard della BEE negli ultimi decenni sono crollati e ora si raccatta chi si può. Non è un periodo facile. Devo riconoscere, però, che il signor Doyle ha un buon intuito. È stato lui ad aver trovato il signor Sandoval.»

Si appoggiò con la mano sulle spalle gracili e ossute del ragazzo con il codino che si piegò sotto il peso ma non riuscì a nascondere un’espressione soddisfatta.

Ashley non sapeva se essere lusingata o offesa.

«Mi state offrendo un lavoro?»

«Negli ultimi tempi», rispose Doyle, «la situazione è diventata un po’ più complessa da gestire e siamo meno di quelli che dovremmo essere. Una persona che sappia inventare storie credibili per eventi incredibili ci aiuterebbe.»

«Mi avete detto che la BEE è un’agenzia governativa. Non ci sono concorsi, colloqui, corsi? Non sono neanche laureata, ho solo ventuno anni. Sul serio prendete gente a caso dalla strada, gli date una pistola e la mandate in giro a inseguire mostri?»

«Ashley», si intromise Beatrix. Sembrava spazientita. «Non inseguiamo mostri. Te l’ho già detto. È un lavoro complesso. Gestiamo la realtà reale e la realtà percepita per mantenere l’ordine. Non pensare allo scimpanzé di ieri sera. Te lo concedo, quello sembrava un mostro, ma non hai idea delle cose davvero mostruose che ci sono lì fuori. Di alcune pensi che siano invenzioni della fantascienza o dell’horror, perché abbiamo fatto un buon lavoro nel far credere che fossero frutto della fantasia di qualche scrittore. Di altre non hai mai sentito parlare perché abbiamo fatto un lavoro ancora migliore E comunque stai certa che nessuno ti darà una pistola.»

Mentre Dubois parlava, Foxx aveva ricevuto una telefonata e si era allontanato.

«E vi aspettate che io ora dica di sì? Senza che mi spieghiate in cosa consiste esattamente il vostro lavoro, senza volermi dire cos’è successo ieri sera?»

«Signorine, il picnic è finito», annunciò Foxx. «Queen ha localizzato EC3-BR7 a Great Neck, venti miglia da qui.»

«Come c’è arrivata fin lì?», chiese Beatrix.

«Stiamo andando a scoprirlo. Signor Sandoval, lei accompagni la signorina Campbell a casa. Le faccio sapere se abbiamo bisogno che ci raggiunga.»

«Ma io non voglio andare a casa!» protestò Ashley. «Mi avete portato qui per darmi delle risposte e ora ho più domande di prima. Che senso ha parlarmi di lavorare con voi e poi non farmi vedere cosa fate?» 

«Signorina Campbell», rispose tranquillo Foxx, «Cosa pensa, che per lavorare in un ufficio governativo non ci siano concorsi, corsi, colloqui. Non è neanche laureata e ha solo ventuno anni.»

«E chi vi garantisce che uscendo di qui non parlerò di voi? Sul mio account Instagram, sul mio blog, alle persone che conosco?»

Foxx, che aveva già un piede nel furgoncino, si fermò per risponderle:

«Si senta pure libera di farlo. Scriva pure di questa agenzia segreta del governo che insegue i mostri, come ha detto lei. Sono certo, però, che i suoi lettori rimarrebbero delusi nel notare che non ha finito di scrivere la sua attuale storiella horror e ha iniziato già a lavorare a quella successiva.»

Doyle le lanciò uno sguardo come per dire «Scusa». Beatrix era già nel furgoncino. Ashley rimase sola con Sandoval.


«Ehi, mi spiace che non ci sia stato più tempo, ma abbiamo avuto un’emergenza e così…»

Il ragazzo stava piegando il tavolinetto e gli sgabelli per caricarli sul furgone. Fece una pausa, poi disse tutto d’un fiato:

«Comunque i tuoi racconti sono una bomba. Davvero, Quentin mi fa “Devi leggere questa roba. O è qualcuno che ha lavorato alla base, o ha poteri di qualche tipo, o è la coincidenza più pazzesca che mi sia capitata di vedere. Quando ho letto Paul Jung e Monte Irish Wilderness… Boooom!».

Sandoval avvicinò le mani alla testa e fece il gesto di un’esplosione.

«Devi assolutamente dirmi come ti è venuta in mente quella roba. Intendiamoci, sto adorando anche i primi capitoli dei Vampiri di Silver Peak — Cindy è adorabile — ma Base 15… Wow, incredibile!»

Ashley si sentiva lusingata e in imbarazzo. Il termine che aveva usato Beatrix per prendere in giro i colleghi, “i tuoi fan”, non era così azzardato. Era una sensazione piacevole.

Non devo lasciare che questo mi distragga.

«Grazie…»

«Ricardo», la aiutò il ragazzo pulendosi la mano sui jean e porgendogliela. Aveva un sorriso estasiato.

«Grazie Ricardo. Ma non ci sono grandi misteri, ve l’ho detto. Ho fatto un ricerca su internet, ho studiato un po’ la zona e quel monte mi sembrava un posto perfetto nel quale costruire una base segreta. E il nome di quel personaggio è puramente un caso.»

«Ma è questo che mi fa scoppiare la testa, il caso», la incalzò lui. «Ieri notte Doyle avrebbe dovuto solamente controllare l’ingresso del locale per assicurarsi che EC3-BR8 non scappasse di lì. Cioè, sta cercando di allontanarsi da quella roba, ma è stata un’emergenza, e insomma perché ti ha trascinato dentro? Non avrebbe dovuto interferire con i civili. “Mi è sembrato giusto farlo”, ha detto. Mica aveva torto. Chiaramente Foxx voleva mangiarselo, figurati. Era incazzato che sembrava il Balrog, ah ah. E chi si trova davanti? Ashley Campbell. Pazzesco, no?»

«Sì, immagino sia ”pazzesco”. Questo garage è una copertura per qualcosa?» rispose guardandosi intorno. «Ci sono aperture segrete nelle pareti? Un ascensore che scende fino alla vostra base operativa trecento metri sotto terra?»

Sandoval rise.

«No, questo garage è solo un garage.»

«Lo sapete che mi basta controllare il cellulare per vedere dove siamo e il percorso che abbiamo fatto per arrivare fin qui, vero?», lo sfidò Ashley prendendo il telefono dalla borsa.

Sandoval fece spallucce con aria colpevole mentre lei notava che il telefono era spento.

«Ovviamente. Va bene, Ricardo. Io non mi muovo di qui finché non mi dai le risposte che mi avete promesso di dare. Se con te hai qualche meccanismo per ipnotizzarmi o un taser ti consiglio di usarlo subito perché io non mi siedo su quella macchina finché non mi hai risposto.»

Ricardo posò due sgabelli nel retro del furgone.

«Campbell…»

«Ashley.»

«Ashley, mi hanno detto di portarti a casa. Non mettermi nei casini.»

Ashley si sedette per terra con aria di sfida.

«Uno. Non era un scimpanzé quello di ieri sera. Cos’era?»

Il ragazzo sospirò.

«Te ne parlo mentre ti accompagno, ok? Ti siedi in macchina, c’è traffico, ci metteremo un po’. Mentre andiamo ti spiego tutto. Promesso.»

«Aveva i capelli lunghi, gli scimpanzé non hanno capelli, mi pare ovvio. Quindi, di cosa si trattava?»

«Mi farai licenziare», mugugnò Ricardo sedendosi sul pianale del vano posteriore. Sciolse il codino, i capelli neri gli arrivavano a metà delle spalle. Chiuse gli occhi per un attimo, poi li riaprì e iniziò.

«È un EC3, Entity Class 3. La classe di un’entità indica la sua pericolosità e i protocolli per trattarla.»

«Hm, ok. E EC3 è la classe massima?»

Ricardo rise.

«Il pasticcio di ieri notte è avvenuto perché eravamo pochi e senza brigate d’intervento che erano occupate per lo più in Virginia con un EC16. Ora, hai presente Johnny Five di Cortocircuito? Wolverine? Leelo nel Quinto Elemento? Gli scienziati militari lavorano a qualche nuova tecnologia e lo spettatore si chiede “Ehi, cosa potrebbe mai andare storto?” e due scene dopo il soggetto dell’esperimento fugge dal laboratorio? Ci sono sono un milione di film così perché è una cosa che è successa più volte. È successa sul serio, dico. E noi, cioè, la BEE, abbiamo trasformato l’idea in finzione.»

«Così se uno dovesse vedere un mostro in giro per la città e raccontare a qualcuno che è un esperimento fuggito da una base militare segreta, le persone gli riderebbero in faccia dicendo “Sì, certo, come no, tipo la creatura di Splice”.»

«Oddio, l’hai visto? Credevo di essere uno dei pochi a cui è piaciuto!»

«Certo che l’ho visto! Senza infamia e senza lode. La creatura l’hanno resa conturbante e sexy in maniera perversa e mostruosa. È intrigante.»

«Volevano anche fare il seguito, ma i produttori…»

«Se è un tentativo di trasformare la spiegazione che mi stavi dando in un cineforum, sappi che non ci casco. Quindi, quella cosa è un EC3. Ed è davvero un esperimento militare?»

«Può essere una spiegazione banale, ma sì», si arrese Sandoval. «Ed è davvero un scimpanzé. Una cavia, insomma. Stanno cercando un modo di inserirgli un’armatura sottocutanea. Naturalmente nessun soldato si farebbe impiantare un carapace sotto pelle con il rischio di sembrare un granchio, quindi l’idea è quella di un materiale che si indurisca con il contatto. Ci sono già dei fluidi non newtoniani che si comportano in questo modo. Sono densi e puoi manipolarli come fossero plastilina o sabbia bagnata, ma se provi a colpirli con forza sfruttano l’energia cinetica del tuo pugno e si induriscono come roccia. Vogliono fare qualcosa di simile. Ieri notte Quentin, Doyle, non voleva crederci. Un’altra coincidenza, va bene, ma fra le infinite cose che avresti potuto inventare su due piedi, cos’hai tirato fuori? Un’azienda che stava facendo esperimenti per impiantare della roba sotto la pelle delle persone. È incredibile no?»

«Un’altra semplice coincidenza, è la prima cosa che mi è venuta in mente.» Ashley non voleva farsi distrarre. «È per questo che il primo colpo che ha ricevuto quella creatura sembra avergli fatto danno, ma i proiettili successivi sembravano schiantarsi contro una placca?»

«Esattamente.»

«E mi stai dicendo che quella cosa era uno scimpanzé?»

«La fisiologia dell’uomo e quella dei primati sono praticamente identiche. Prendi uno scimpanzé, depilalo, e quello che otterrai è un uomo basso e ipermuscoloso. Il soggetto EC3-BR8 è nato in un laboratorio ed è sempre stato tenuto lì, non ha mai visto la luce del sole. La sua pelle è del tutto bianca, per quello ti ha confuso. E gli scienziati militari non sono dei parrucchieri. Lo hanno depilato lì dove gli serviva, ma sulla testa e parte delle spalle il soggetto ha ancora dei peli. Non ti sto mentendo, devi credermi. Avevate bevuto parecchio, pioveva a dirotto, eravate nel panico in una stradina male illuminata. È normale che la tua percezione di quello che hai visto sia alterata. Non voglio dire che questo essere non sia mostruoso, ma è una mostruosità spiegabile, tutto qui.»

Ha senso. Alterare la realtà percepita è il loro lavoro, quindi questa potrebbe essere una menzogna costruita ad arte per ingannare me. Ma perché prendersi il disturbo di portarmi qui, in quattro, per raccontarmi ulteriori bugie? Non avrebbe senso.

«Ok. E i militari hanno chiamato voi perché gli levaste le castagne dal fuoco?»

«Ah ah, no. No, l’esercito non sa che esistiamo. Il governo stesso non ne ha idea, in effetti.»

«Aspetta. Siete un’agenzia governativa, ma il governo non sa che della vostra esistenza?»

«La storia di quella che oggi, negli Stati Uniti, chiamiamo BEE, inizia in Inghilterra nel 1656. Te la racconto mentre ti riaccompagno a casa?»

Ashley sospirò. Stava ottenendo le risposte che voleva, ma si sentiva come se avesse avesse iniziato a scavare con un cucchiaino da gelato la cima di un iceberg. Qual era il suo piano? Rinchiudersi in un garage per giorni ad interrogare quel ragazzo simpatico?

«Va bene, andiamo», concesse.

«Devo chiederti di accomodarti di dietro, però», le disse Sandoval.

«Cos’è UNALTERED-NEWS.NET?», chiese Ashley facendo nuovamente caso alla scritta sulla fiancata del furgone nel quale si stava accomodando.

«Un sito online che si occupa di misteri ed occultismo con un taglio cospirazionistico. È una delle coperture che usiamo. Ci serve per creare entropia online, monitorare i fanatici dell’occulto. Ne guidiamo le ossessioni. Mi capita anche di andare a intervistare le persone che osserviamo fingendomi un giornalista nerd un po’ svitato.»

«Immagino che sia un travestimento difficile da realizzare», chiosò Ashley.

Ricardo chiuse lo sportello ridendo. Ashley rimase un istante nel buio, poi si accesero le luci elettriche. Nel retro del furgone non c’erano finestrini. Non le sarebbe stato possibile vedere dove andavano. Controllò ancora il cellulare.

«Il telefono me l’avete bruciato o cosa? C’è una modulistica da compilare per chiedere un rimborsi danni alla BEE? Protocolli? Timbri? Non si accende neanche più.»

«Ah ah, stai tranquilla. Appena ci fermiamo te lo sistemo.»

La voce arrivava nel vano posteriore lievemente ovattata. Ashley non aveva intenzione di sprecare i minuti che aveva a disposizione.

«Quindi, una scimmia con un’armatura futuristica sotto pelle fugge da un laboratorio militare con la stessa facilità con cui io potrei scappare con una maglietta rubata da un grande magazzino, i militari non se ne accorgono neanche, ma voi sì e intervenite senza che l’esercito ne sappia nulla perché non è neanche a conoscenza dell’esistenza della BEE. Corretto?»

Sandoval mise in modo.

«Sono un grande fan dei tuoi racconti, ma devo darti un voto scadente per la qualità della tua sintesi. Innanzitutto, non è una scimmia. Si tratta due scimpanzé alterati in un modo che ancora non sappiamo del tutto.»

«Aspetta. Ci sono due di quelle bestie in giro?»

«EC3-BR7 e EC3-BR8. Un maschio, che hai visto ieri sera, e una femmina, che abbiamo individuato a Great Neck. È dove sono andati gli altri.»

«E quello di ieri sera l’avete catturato, giusto?»

«Siamo intervenuti non appena l’abbiamo localizzato. E ad ogni modo non sono fuggiti. Non si fugge da un laboratorio militare. Li stavano trasferendo, ma il camion che li trasportava non è mai giusto a destinazione, come hai potuto notare.»

«Quando dici che sono “alterati”, intendi dire che hanno super forza, ultra intelligenza, cose così? Hanno sfondato il camion a pugni e si sono dati alla fuga?»

«Il bello di avere a che far con persone che hanno la testa piena di film è la facilità con cui accettano che possa esserci in libertà un primate con una “ultra intelligenza” che abbatte le auto a pugni! I due soggetti sono cavie da laboratorio, non sappiamo per certo tutto quello che hanno sperimentato su di loro o a quali manipolazioni siano stati sottoposti. Di certo nulla che approverebbe la PETA. La verità è che sapevamo ben poco di EC3-BR7 e 8 fino a ieri pomeriggio. Qualcuno ha organizzato il trasferimento dei due soggetti dal laboratorio. Dopo qualche ora si sono accorti che il trasferimento non era autorizzato e visto che “monitoriamo” le comunicazioni d’emergenza dell’esercito, i nostri infiltrati hanno iniziato a scavare e ci è arrivata la segnalazione.»

«Mi stai dicendo che la BEE monitora l’esercito degli Stati Uniti e ha infiltrati fra i militari? Anche se ho la testa piena di film, inizia ad essere un po’ tanto da processare tutto insieme. E intervenite al posto dell’esercito ogni volta che hanno un’emergenza?»

Dal rumore in strada Ashley intuì che dovevano essere nuovamente in mezzo al traffico. Ricardo rispose con voce stanca:

«Ci hanno autorizzato a rispondere a tutte le tue domande, ma hai ragione, è tanto da capire tutto insieme per te, e tanto da spiegare tutto insieme per me. No, non risolviamo i problemi dell’esercito, non è il tipo di cosa per la quale solitamente saremmo intervenuti, ma… Scusami. Sì?»

Ashley intuì che stesse parlando all’auricolare.

«Dov’è? Aspetta. Sì, confermo, potrei arrivarci in cinque minuti. Da solo? Va bene. In quanto? E da voi come va? Va bene, posso provarci. Cazzo.»

Il furgone rallentò fino a fermarsi.

«Mi spiace, questo è il capolinea» disse Sandoval tornando a rivolgersi ad Ashley. Aveva la voce agitata. «Ci sarà una stazione della metropolitana da queste parti.»

Quando lo sportello del furgone si aprì Ashley rimase acciecata dalla luce del giorno. Erano in una strada trafficata, parcheggiati in seconda fila.

«Cos’è successo?»

«Un’emergenza. Ashley, non c’è tempo, sul serio. Vuoi prendi un taxi? Ti servono soldi?»

«Che emergenza?»

«Il soggetto di ieri sera. È nel magazzino di un centro commerciale. Scendi.»

«La scimmia di ieri sera? Ma mi hai detto che l’avete catturare!»

«Ho detto che siamo intervenuti appena abbiamo potuto. Non ho tempo, ti prego, scendi dal furgone.»

No. Non posso perdere questa occasione. Hemingway, Tolkien, Dostoevskij. Dietro ogni scrittore di successo c’è un uomo che nella vita ha girato il mondo, ha conosciuto la paura, ha vissuto situazioni straordinarie. Che profondità potranno mai avere i miei romanzi se la mia esperienza di vita è servire muffin in un diner e accompagnare Jinny al cinema per vedere il remake di Crazy, Stupid Love?

«Io non vado da nessuna parte», disse Ashley con tono di sfida mentre allacciava la cintura del sedile. «Se hai intenzione di farmi scendere devi farlo con la forza. Non so cosa penseranno i passanti delle mie urla.»

Ricardo la fissò per un paio di secondi. Guardò l’orologio.

«Cazzo, mi farai licenziare davvero.»

Chiuse lo sportello e ripartì.